L'articolo de La Libertà

L’articolo de La Libertà

Ironia e rigore, disciplina e fantasia, risate e magia. Sì, è fatta di voluti contrasti la serata offerta da un gruppo vocale fantastico che le opposizioni le ha messe fin nel nome: sono gli Alti&Bassi, protagonisti lunedì sera dell’apertura del cartellone musicale della stagione comunale del Teatro Verdi di Fiorenzuola, con il concerto Da Bach a Disney a tutto jazz. Questo gruppo vocale a cappella ha mancato per un soffio la selezione tra i venti big del Festival di Sanremo. La loro Nave dei sogni aveva incantato Carlo Conti e la direzione artistica. In compenso il pubblico del Verdi ha potuto apprezzarla dal vivo, a conclusione di uno spettacolo scoppiettante, divertente, applauditissimo. Gli Alti&Bassi hanno presentato in anteprima assoluta il nuovo album, che uscirà il 13 gennaio: intitolato La nave dei sogni celebra i vent’anni di vita di questa formazione, capace di rinnovarsi continuamente nutrendosi di una tradizione musicale colta, tra jazz, swing, pop, senza trascurare i compositori classici. «Siamo nati nel dicembre del ’94, a Milano. Il basso di allora era quello più alto tra noi, quasi due metri di altezza. E la voce più acuta era invece quella di chi tra noi era più basso di statura. Da lì il nostro nome». Lo raccontano dal palco i cinque magnifici: Andrea Thomas Gambetti, tra le anime del quintetto, dove sue sono le note alte e in falsetto, Alberto Schirò che è la voce di tenore pop; il versatile Paolo Bellodi che si muove tra note basse, medie e alte; Diego Saltarella che “copre” le note da tenorissimo; infine lo straordinario Filippo Tuccimei con le note basse e contrabbasse. Lo spettacolo corre via veloce, tra aneddoti, canzoni e il coinvolgimento del pubblico. Come quando una coppia ai 60 anni di matrimonio – Rosanna e Vittorio – sono invitati a salire sul palco, a sistemarsi seduti come i fidanzatini di Peynet, con gli Alti&Bassi a far loro da corona, cantando un gustoso brano del Quartetto Cetra che ironizza sull’amore coniugale. Non dimentichiamo che Lucia Mannucci e Virgilio Savona del celeberrimo quartetto, di loro ebbero a scrivere: “Se vai in estasi per il jazz d’annata è inutile che salti sul primo aereo per New Orleans: basta voltare l’angolo e gli Alti&Bassi sono lì che ti aspettano. E se stravedi per il “canto a cappella” e vuoi navigare a mezza costa tra madrigali monteverdiani e melodie di Gershwin, basta il tocco di un diapason e loro entrano in orbita e non li fermi più”. Provare per credere: già il brano di apertura del concerto Come fly with me porta in orbita. E così Smile o I’m singing in the rain e New York New York, introdotti da simpatiche inserzioni della storia del gruppo, che rendono il concerto un tutto unico, come se fossimo saliti sulla nave dei sogni anche noi.

Non mancano omaggi a grandi e indimenticati cantautori italiani, come Lelio Luttazzi con Canto anche se sono stonato e Enzo Jannacci con Faceva il palo nella banda dell’ortica. Sentendoli affiancati ai brani della tradizione jazz e swing americana, ci si accorge ancor più della comune filiazione. Le voci del quintetto diventano strumenti: le corde vocali sono come le corde dei contrabbassi, la base ritmica è data da vocalizzi sapienti e schioccare di dita; ci sono persino i fiati: sax e trombe, riprodotti dai “nostri” musicisti, che si trasformano in strumenti musicali essi stessi. L’impasto finale appare naturale, anche se in realtà è sapientemente ricercato. Strabiliante la resa di un brano classico come Aria sulla quarta corda di Bach, divenuta arcinota come sigla del seguitissimo programma tv Quark. Ma qui c’è qualcosa che sconquassa le certezze e rende rock la musica colta: l’irruzione di un “capellone” che distorce l’aria bachiana con la chitarra elettrica (sì, riescono a riprodurre pure quella). Gli Alti&Bassi si lanciano persino in piccole e riuscite coreografie, ad esempio per il Chattanooga choo choo e poi vanno con l’omaggio ai Platters regalando al pubblico le versioni a cappella di brani che non stancano mai come Smoke gets in your eyes e Only you. I medley sono la loro specialità. Due da incorniciare: quello dedicato ai Bee Gees e la Disnediade. Le note riportano alla mente le immagini dei celebri film musicali della Disney e così si va a casa con una ninna nanna nella testa e nel cuore, quella delle magie di Cinderella: A dream is a wish your heart makes e Bibbidi Bobbidibu. Grazie del sogno.
La Libertà (Piacenza) – gennaio 2015 – Donata Meneghelli